L’Habit Habité a Ginevra

La mostra "L'Habit Habité" a Villa Bernasconi, a cura di Elisa Fulco e Teresa Maranzano ricadrà nella quinta edizione della Biennale d'Arte inclusiva, dal 19 maggio al 20 giugno 2021.

7 agosto 2020 –

La mostra L’Habit Habité, a cura di Elisa Fulco e Teresa Maranzano (Villa Bernasconi, 19 maggio-20 giugno 2021, Ginevra), nasce come un progetto di ricerca che indaga il legame profondo tra abito e identità, le analogie tra architettura e anatomia, tra spazio abitato e vestito,  partendo dalle corrispondenze tra opere di  provenienza diversa – collezioni outsider, etnografiche, collezioni pubbliche e private di artisti contemporanei.

Sissi, Si è più nudi vestiti, 2012.
Sissi, Leggersi dentro, 2014.

La scelta di unire i mondi  testimonia di come l’arte, attraverso la messa in scena del corpo, prima “unité d’habitation”, abbia storicamente dato voce alle differenze, visibilità alle anatomie imperfette, spazio alla bellezza che sfugge al canone, ospitalità a taglie e pensieri extra large. Forme abitabili di “architettura spontanea” come soluzioni a bisogni che non trovano risposte nel corpo sociale. Può esistere una moda che sostiene e rafforza l’identità delle persone? Che metta al centro la sostenibilità e l’inclusione come nuova narrazione per accogliere la disabilità e vestire esteticamente la diversità? 

Carol Rama, Opera n. 34, 1940
© Archivio Carol Rama, Torino
Curzio Di Giovanni, Collection de l’Art Brut, Lausanne

L’Habit Habité, attraverso la trama degli abiti, racconta una nuova storia in cui il corpo scomposto, dalla testa ai piedi, continuamente progettato ed edificato, parla e si anima e resiste a ogni forma di omologazione, di standard, trasformandosi in opera d’arte totale.
Nel progetto espositivo, i tre piani della Villa Bernasconi corrispondono ognuno a una parte anatomica, a uno stato d’animo, le scarpe funzionano come fondamenta dell’identità, radici ed empatia;  i mantelli  come rivestimento, forma di protezione, gli abiti come rifugio, i cappelli come cupola, copertura, contatto con il sacro, la divinità), un omaggio a «La poétique de l’espace», di Gaston Bachelard.

Dunya Hirschter, Senza titolo (1990-2008), Collection de l’Art Brut, Lausanne.

Nel “corpo storico di Villa Bernasconi, saranno esposti abiti – manifesto, di  artisti che si sono  costruiti mondi su misura, universi abitabili, in cui viene meno la separazione tra dentro e fuori, in cui, in un gioco di rovesciamenti, l’interno si fa esterno; gli organi si estroflettono e fioriscono (Sissi); le protesi si esibiscono (Alexander McQueen), le ferite si  mostrano (Anila Rubiku);  i desideri carnali (Carol Rama, Helga Goetze) e spirituali (Madge Gill, Dunya Hirschte), si cuciono sulle giacche, si stampano sui vestiti, su misteriosi ricami (Jeanne Tripier), intrecciandosi con fili d’erba che vestono il silenzio (Angus McPhee); i cappelli si alzano come torri sino a toccare il cielo (Palmerino Sorgente). Abiti e accessori diventano una seconda pelle che porta inscritta la storie di chi li ha indossati (Giovanni Battista Podestà).Sara l’artista Sissi, protagonista della residenza artistica a Ginevra,  a creare un filo conduttore che idealmente collegherà le opere tra loro, dal pian terreno alla soffitta, intervenendo in tutte le stanze con allestimenti e segni del proprio passaggio, sino alla stanza in cima che ospiterà la sua installazione site specific.

Il corpo nuovo di Villa Bernasconi  ospiterà le collezioni di moda disegnate dagli artisti di Mir’arts, suggerite dai capi iconici della moda alla ricerca di un nuovo canone per vestire e sostenere le persone con disabilità in vista della stesura di un Manifesto della Moda sostenibile, in occasione della giornata del 24 settembre, “Tu es canon“.

Anila Rubiku, I’m still standing, 2019.

Gli abiti in mostra come invisibili stampelle, sono stati creati come forma di cura (Madge Gill), di resistenza e di protezione (Giovanni Battista Podestà, Madge Gill) e di riparazione (Louise Bourgeois, Sissi) , ma anche di ribellione (Carol Rama, Helga Goetze), esempi creativi di resilienza (Anila Rubiku), in cui in assenza di una visone comunitaria, di un progetto di vita che accolga e includa, sono stati auto progettati e reinventati in solitudine.

La mostra L’Habit Habité, a cura di Elisa Fulco (Associazione Acrobazie) e Teresa Maranzano (Mirarts) è una co-produzione dell’Associazione Out of the box e di Villa Bernasconi, che ricadrà nella quinta edizione della Biennale d’Arte inclusiva, dal 19 maggio al 20 giugno 2021.

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