L’isola deserta di Stefania Galegati

Dal 2 febbraio al 1 marzo 2026, il Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo ospita negli spazi della Cappella dell’Incoronata la mostra di Stefania Galegati “L’isola deserta e altre storie”.

Risultato del ciclo di workshop destinato a un gruppo di donne detenute presso la Casa Circondariale Pagliarelli – Antonio Lorusso di Palermo, è stato condotto dall’artista settimanalmente, da settembre a marzo 2025.

Il progetto è stato realizzato in occasione del progetto Spazio Acrobazie.
Laboratorio di produzione e di riqualificazione attraverso la mediazione artistica, di cui il Museo Riso è stato partner.

Il laboratorio è stato immaginato come un viaggio alla scoperta di un’isola deserta, uno spazio dal tempo sospeso in cui poter ripartire utopicamente da zero, in cui rimodellare la propria esperienza di vita attraverso l’arte, la lettura, la scrittura, la pittura, il cucito e la creta come strumenti per ripensare le istituzioni, le relazioni, il rapporto con il denaro e con il tempo.

Attraverso il gioco del “cosa sarebbe accaduto se”, l’artista ha chiesto alle partecipanti di interrogandosi sul ruolo svolto dalla famiglia, dalla scuola, dallo stesso carcere, mettendo a disposizione quaderni e “pizzini” in cui raccogliere i propri pensieri, i sogni, le paure, e le cose da cancellare, o da bruciare attraverso un rituale.

Le storie ascoltate sono state restituite attraverso due opere che trasformano in immagini, narrazioni e scrittura le parole dette. Il video L’isola deserta (2026) racconta attraverso la voce narrante di Stefania Galegati i pensieri che hanno attraversato i laboratori, i dialoghi sul tempo, sul femminismo, sulle prigioni nelle isole, sull’acqua troppo calda, e le frasi che le sono state consegnate, per liberarsi da pesi e da desideri infranti. “Le sbarre vorrei che diventassero di cioccolato”.

La grande tela a forma di isola, “I guai della pentola (li sa il cucchiaio che arrimina”), 2026, costruita insieme alle donne detenute, è stata pensata come un abito da indossare. Il mare dipinto è diventato il fondale dove far galleggiare pesci, fiori, alberi, montagne poi ricoperte dalla scrittura che contiene le memorie e le tante storie emerse. Pace, solitudine e libertà, le parole più ricorrenti. Un’isola dove infine poter cambiare abitudini e ritornare nel mondo con un vestito nuovo, complice l’arte.

Arte, impresa e sociale. Le acrobazie non si fanno mai da soli

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